Maurizio BologniniMaurizio BologniniMaurizio Bolognini


Extratempo, 2013-

"Il desiderio di creare immagini immense ricorre nella storia dell'arte, ma è irrealizzabile nel tempo di cui dispone l'artista. In queste installazioni ho delegato la mia azione al tempo infinito della macchina, che considero un extratempo tecnologico aggiuntivo e un tempo delegato."

"Ho sempre pensato che il mio lavoro riguardasse innanzitutto la dimensione spaziale: immagini in continua espansione, capaci di raggiungere una vastità di tipo geografico. Ma in realtà, dall'inizio, era anche un lavoro sul tempo: per fare immagini molto grandi ci vuole molto tempo... Così la voglia di dare vita a immagini infinite, un'idea che ricorre nella storia dell'arte, resta un'utopia irrealizzabile, a meno che l'artista non possa disporre di un tempo aggiuntivo. Quello che io faccio da sempre è di delegare la mia azione al tempo infinito della macchina. Allo stesso modo, quando riprendo e registro persone che disegnano nell'aria, delego la memoria al tempo circolare e reiterato del video, che è un tempo continuamente ripetibile e non consumabile. In questa installazione ho messo insieme, anche visivamente, questi due aspetti, pensando a un'idea di extratempo, che è un tempo tecnologico aggiuntivo, più o meno illusorio, ed è un tempo delegato......."
"I have always thought that my work was first and foremost about the spatial dimension: images continuously expanding that were aiming at reaching geographical vastness. Yet, since the beginning, it was also a work on time: in order to create large images one needs a lot of time... The desire to give life to infinite images, a recurrent idea in art history, is still a utopian idea, unless the artist has additional time. What I do is  to delegate my actions to the infinite time of the machine. In the same way, when I shoot and record people drawing in the air, I delegate memories to the circular and reiterated time of videos, a time which is continuously repeatable and impossible to consume. In this installation I have put together these two aspects, from a visual point of view too. I was conceiving extratempo as an additional technological time, more or less illusory, and as a delegated time........"

Extratempo (Extratime), interactive installation (Galleria Bonelli, Milano), 2013-





Video for discussion at Mars, Moscow, October 2015

 

Angela Madesani, Lo spettatore emancipato. Quando il pubblico è parte attiva dell'opera (The emancipated spectator. The audience as an active element of the work of art), Bonelli, Milano, 2015, pp. 12-13

Extratempo è il titolo dell'installazione, del 2013, di Maurizio Bolognini. Un lavoro questo che ha degli antecedenti all'interno della sua ricerca. Innanzitutto le Macchine programmate: centinaia di computer programmati per generare flussi ininterrotti di immagini casuali e poi lasciati funzionare all'infinito. Dal 1992 molte di queste macchine sono state anche 'sigillate', in modo da non poter essere collegate a un monitor, un lavoro che ha dato un'impronta fortemente concettuale al suo uso dei nuovi media: le immagini vengono generate continuamente da queste macchine (programmate, funzionanti, distribuite casualmente sul pavimento), ma senza poter mai diventare oggetti fisici.
Una parte di Extratempo arriva proprio da quell'esperienza. Un'altra parte proviene da una serie di video (Più spazio più tempo), che Bolognini ha iniziato a realizzare una decina di anni fa, riprendendo delle persone mentre disegnavano nell'aria, facendo quindi un lavoro simile a quello delle sue macchine.
In Extratempo coesistono il flusso generativo delle Macchine programmate e il flusso video delle persone che disegnano nell'aria; inoltre gli spostamenti dello spettatore vengono rilevati dall'installazione determinando piccole variazioni nel flusso generativo. 'Ho sempre pensato che il mio lavoro riguardasse innanzitutto la dimensione spaziale: immagini in continua espansione che cercavano di raggiungere una vastità di tipo geografico. Ma in realtà, sin dall'inizio, era anche un lavoro sul tempo: per fare immagini molto grandi ci vuole molto tempo... Così la voglia di dare vita a immagini infinite, un'idea che ricorre nella storia dell'arte, resta un'utopia irrealizzabile, a meno che l'artista non possa disporre di un tempo aggiuntivo. Quello che io faccio da sempre è di delegare la mia azione al tempo infinito della macchina. Allo stesso modo, quando riprendo e registro persone che disegnano nell'aria, delego la memoria al tempo circolare e reiterato del video, che è un tempo continuamente ripetibile e non consumabile. In questa installazione ho messo insieme, anche visivamente, questi due aspetti, pensando a un'idea di extratempo, che è un tempo tecnologico aggiuntivo, più o meno illusorio, ed è un tempo delegato.' (Bolognini in una conversazione con chi scrive, settembre 2014). L'installazione presenta e fa coesistere così il tempo infinito della macchina, il tempo reiterato del video e il tempo reale dell'interattività. La circolarità del flusso video è continuamente sottolineata dall'elaborazione della macchina, che ne estrae casualmente le sequenze, le ripete e le ricombina in modi sempre diversi e non prevedibili....


The 2013 installation by Maurizio Bolognini is entitled Extratempo (Extratime). This piece inserts itself in a particular strand of Bolognini's artistic research. Previous works of this kind include the Programmed Machines: hundreds of computers programmed to generate endless flows of random images and left to work indefinitely. Since 1992 many of these machines have been 'sealed', thus making it impossible to connect them to a monitor. This operation has given a strong conceptual edge to the work's use of new media: the images are continuously generated by these machines (programmed, functioning, randomly scattered on the floor), but they are prevented from becoming physical objects.
A part of Extratempo was generated by this experience. Another part is taken from a series of videos (More time more space), which Bolognini has started shooting around ten years ago, recording people while drawing with their hands in the air, thus performing a similar action to that of his computers.
In Extratempo the generative flux of the Programmed Machines and the video flux of people drawing in the air coexist. Moreover, the spectator's movements are detected by the installation and revealed through slight alterations in the generative flux. 'I have always thought that my work was first and foremost about the spatial dimension: images continuously expanding that were aiming at reaching geographical vastness. Yet, since the beginning, it was also a work on time: in order to create large images one needs a lot of time... The desire to give life to infinite images, a recurrent idea in art history, is still a utopian idea, unless the artist has additional time. What I do is to delegate my actions to the infinite time of the machine. In the same way, when I shoot and record people drawing in the air, I delegate memories to the circular, reiterated time of videos, a time which is continuously repeatable and impossible to consume. In this installation I have put together these two aspects, from a visual point of view too. I was conceiving extratempo as an additional technological time, more or less illusory, and as a delegated time.' (Bolognini in conversation with the author, September 2014). So the installation displays the machine's infinite time, the video reiterated time and the real time of interactivity, and it makes them to coexist. The circularity of the video flux is continuously underlined by the machine's processing, which extracts video sequences randomly, repeats them and re-shuffles them, always in new and unpredictable ways.....