maurizio bolognini  
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(più spazio più tempo)

 

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Maurizio Bolognini
Un'installazione interattiva (serie CIMs) che il pubblico può modificare dal proprio telefono cellulare.  Art Palace, Cairo, 2008; a destra: Macro, Roma, 2011.

Venticinque anni fa Maurizio Bolognini ha iniziato a usare computer per generare un flusso di immagini casuali in continua espansione (serie Macchine programmate). Centinaia di computer sono stati programmati in questo modo e lasciati funzionare all'infinito.

     

      Maurizio Bolognini

 

Maurizio Bolognini

Nel 1992 Bolognini ha iniziato a "sigillare" le sue  macchine (serie Computer sigillati) chiudendo i monitor buses in modo che continuasserero a produrre immagini che nessuno avrebbe visto. Molte di queste stanno ancora funzionando.

"Le macchine 'istruite' [...] vanno avanti per conto loro, coinvolgendo la dimensione temporale e spaziale, tendendo a una vastità di tipo geografico in cui l’immagine, il segno, diventano processo di misurazione, [...] tra dimensione reale e illusoria......."
Angela Madesani

Maurizio Bolognini

"La serie dei Sealed Computers di Maurizio Bolognini ci indica ciò che potrebbe costituire la più significativa linea di forza nel campo della software art......
Andreas Broeckmann

"Il criptico universo di Bolognini è silenzioso e inaccessibile come una  galassia. [...] Generando immagini con una superficie approssimativa di quattro miglia quadrate al mese, l'installazione potrebbe facilmente coprire ogni centimetro del mondo." 
Lily Faust (NY Arts Magazine)



 Maurizio Bolognini   

   Post-screen works (dal 1992). 
    Installazioni di Macchine programmate 
 
  a sinistra: Atelier de la Lanterne, Nice, France, 1992-98




"Non mi considero un artista che crea certe immagini, e nemmeno soltanto un artista concettuale. Piuttosto sono uno che attraverso le sue macchine ha effettivamente tracciato più linee di chiunque altro, coprendo superfici sconfinate. Non mi interessa la qualità delle immagini prodotte dalle mie installazioni ma il loro flusso, la loro illimitatezza nel tempo e nello spazio, e la possibilità di creare universi di informazione paralleli costituiti da chilometri di immagini e traiettorie infinite. Le mie installazioni servono a generare delle infinità fuori controllo......" (MB)

Maurizio Bolognini

 

Senza titolo (serie Stanza 11, una collezione di oggetti incisi e graffiati dalle traiettorie casuali di un dispositivo laser guidato dalla Macchina #11), 2006 

a destra: More space more time (Machine Art), Galerie Depardieu, Nice, 2006. Centinaia di persone che disegnano nell'aria, facendo un lavoro simile a quello delle Macchine programmate.
 

Maurizio Bolognini


 

Maurizio Bolognini

 

"Nel 2000 ho iniziato a collegare alcuni di questi computer alla rete telefonica mobile (serie CIMs, Collective Intelligence Machines). Questo mi ha consentito di realizzare installazioni interattive e multiple, connettendo postazioni geograficamente distanti. In questo caso il flusso di immagini era reso visibile da grandi proiezioni e il pubblico poteva modificarne le caratteristiche in tempo reale, inviando nuovi input al sistema, ciascuno dal proprio telefono. Questo veniva fatto in modo simile a certe applicazioni di democrazia elettronica. Ciò che avevo in mente era un'arte generativa, interattiva e pubblica......." (MB)

Maurizio Bolognini  

Maurizio Bolognini

CIMs serie 3 (2005). Installazioni interattive realizzate in luoghi diversi e distanti l'uno dall'altro, coordinate attraverso la rete telefonica mobile. 
Sito 1: Museo di Arte Contemporanea, Genova
Sito 2: Una strada nel centro di Genova 
 

"Il lavoro di Maurizio Bolognini si situa su quella sottilissima zona-limite che separa l'accettazione e la resa del soggetto alla preponderanza della tecnica, dalla volontà residua, quella cioè che resta dopo aver deposto ogni giubilatoria autoillusione umanocentrica, di misurarsi ancora con essa, forzandola a rientrare sempre di più in sé solo per sospingerla, in qualche modo, verso un al di là di se stessa. [...] Egli é in perfetta sintonia con tutto il nostro lavoro sull'estetica della comunicazione e sul sublime tecnologico......"  
Mario Costa

   Maurizio Bolognini


"Devo dire che la mia iniziale lettura del suo lavoro, decisamente atipica rispetto alla ricca bibliografia che lo riguarda, continua a sembrarmi una lettura possibile, che in qualche modo prescinde dalla collocazione di Bolognini nella costellazione degli artisti dell'Arte Tecnologica, per ricondurlo nell'ambito della ricerca concettuale e di un tema centrale del Concettuale, quello della riflessione sulle grandi categorie dell'esistenza, le coordinate dello spazio e del tempo. Dalla Linea Infinita di Manzoni a One Million Years di On Kawara, da Infinito di Anselmo [...], lo sforzo di fermare in un'immagine o in un'idea la dimensione sfuggente dello spazio (e quindi anche del tempo) é un filo rosso della ricerca artistica del secondo Novecento che si avvale, in questi e altri artisti, delle categorie della metafora e del simbolo. L'infinito fuori controllo di Maurizio Bolognini si colloca (provvisoriamente) al termine di questo percorso con un passaggio, che può non apparire evidente allo spettatore distratto, dalla virtualità dell'idea alla realtà di uno spazio e di un tempo davvero infiniti (almeno potenzialmente)......."   
Sandra Solimano



Maurizio Bolognini
   Installazione di Macchine programmate
    WAHCenter, New York, 2003
"Maurizio Bolognini - magari inconsciamente - deve avere un conto in sospeso con il vescovo e filosofo irlandese George Berkeley (1685-1753), il quale sosteneva che esse est percipi et percipere. Vale a dire che 'essere è essere percepito e percepire'. I suoi Computer sigillati opereranno a lungo, nel corso del tempo, ma l’occhio del pubblico percepirà nell’assenza del prodotto solo la presenza della macchina. [...] Ciò che faceva sì che rimanesse un margine di significato a quella che altrimenti sarebbe stata una mera pratica di 'manipolazione' di segni era la capacità di interpretare i dati e i risultati in contesto geometrico, ove sensi, come la vista e il tatto, le 'porte della percezione', consentivano di spazializzare concetti e formule. Era questo tipo di ermeneutica l'unica via per Berkeley che poteva distinguere l'opera del matematico da quella di un semplice prestigiatore, da un trucco ben riuscito. Ma é proprio tale accoppiamento che ora l'arte contemporanea infrange. Il segno dimentica, per così dire, ogni riferimento istituito......."  
Giulio Giorello

Maurizio Bolognini

   Installazione di Macchine programmate (serie Computer sigillati)
    CACTicino Center of Contemporary Art, Switzerland, 2003

Maurizio Bolognini

 


Maurizio Bolognini           Maurizio Bolognini

 MPT (Museophagia Planet Tour), 1998-99

"Museophagia, lo dice il nome, significa tendenza o abitudine a consumare i musei. È qualcosa che Internet sta cominciando a fare proprio ora, o almeno si appresta ad assaggiarne alcuni bocconcini. La prima prova di museofagia, in effetti una specie di bulimia digitale, è stato il tentativo di Bill Gates, attraverso una società chiamata Corbys, di inghiottire, con la scansione e la digitalizzazione, tutto il contenuto dei musei e delle gallerie ritenuti adatti, per poi restituirlo in linea, a pagamento naturalmente, su reti private. 
Il progetto Museophagia, il website e l'argomento di questo libro, hanno ambizioni più modeste di quelle di Bill Gates. Essi pretendono di consumare, attraverso la digitalizzazione, soltanto gli oggetti (arredi, infissi ecc.) prelevati da Maurizio Bolognini in gallerie d'arte di diverse città, che egli ha raggiunto compiendo un giro del mondo, iniziato dalla galleria della Fondazione Cavellini. Gioco corretto
......
Derrick de Kerckhove


"Quando mi trovo dentro un'opera di Maurizio Bolognini mi sentoooooooo: [...] contrariamente alla convinzione di un ambito desoggettivizzato, depassionalizzato, come si direbbe quello di quest'era post-elettronica e digitale, io sento. [...] rivedo come in un flash quel gesto di mostrare il non mostrabile, come nelle esposizioni 'il vuoto' e 'il pieno' tenutesi a Parigi alla galleria Iris Clert da artisti che tuttavia pensavano che il prodotto e non il concetto rappresentasse la grande sfida futura: Maurizio Bolognini invece, che pensa anch'egli al mondo attuale, tecnoproduttivo, hard e soft, opera decisionalmente, è politico. Impugna macchine, software, contesti ed eventualmente uomini, costituendo una trama paradossale di 'modi d'uso', e solo alla fine (alla fine della decisione e a compimento del gesto) darà forse a vedere o ad intravedere il non senso tanto dell'opera quanto del luogo deputato........"
Simonetta Lux

 

  

Maurizio Bolognini    Maurizio Bolognini    Maurizio Bolognini 


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